venerdì, gennaio 13, 2006

Gabella Gabellae

ovvero...
l'operatore telefonico da...
l'operatore telefonico toglie...

giovedì, gennaio 12, 2006

Progetti

I progetti si sviluppano sempre in 5 distinte fasi.

1) Entusiasmo per gli obiettivi
2) Disillusione durante il progresso
3) Ricerca del colpevole
4) Accusa degli innocenti
5) Premiazione dei non partecipanti

mercoledì, gennaio 11, 2006

Sant'Antonio

Dalla "lezione dottorale" pronunciata da Antonio Fazio, dal titolo "Economia e scienze morali", in occasione della laurea honoris causa in Teologia Morale Sociale conferitagli dalla Pontificia Università Salesiana il 13 dicembre 2003 : "Etica e professionalità sono essenziali. La loro mancanza impedisce la crescita dell'economia... I principi morali, la coscienza, gli insegnamenti che vengono dall'alto ci indicano in ogni momento, in ogni occasione, in quale direzione muoverci. Ma dobbiamo ritrovare in primo luogo il senso del dove siamo, e soprattutto del dove andiamo, come individui e come società".

Antonio Fazio al telefono con Gianpiero Fiorani, il 5 luglio 2005: "Allora, se tu vieni da me verso le 15, le 15.30, stiamo insieme un'ora, un'ora e mezza, che... diciamo... voglio verificare un insieme di cose... L'unica cosa: passa come al solito dal dietro, dietro di là..."

martedì, gennaio 10, 2006

Furto con schiamazzo

Mai come ora se non hai il cellulare sei un deviato della società, uno che si riduce a chiamare la gente fischiando per far finta di aver anche lui una suoneria. Se non te lo puoi permettere la 3 te lo da a 9 euro pur di farti sentire etereo, ma se proprio proprio non hai nemmeno quei 10 euro puoi fare solo una cosa: rubarlo.
Ma non devi essere un ladro qualunque. Devi essere uno di quelli che si intende. Uno di quelli che se per caso chiamassero a quel telefonino che tu ti sei premunito di far sparire con le antiche arti, ti guardi bene dal rispondere. Ma come al solito la fantasia supera la realtà. E a quel punto nei paesi 'avanti' troviamo un ladro 'avanti'. Ruba un cellulare. La polizia lo chiama a quel numero. Lui risponde come se il cellulare fosse il suo e non contento, prima di chiudere, allega con nonchalance la sua conversazione con il tassista di turno. A fine corsa due strani individui lo stavano già aspettando. C'è chi dice che si trattasse di 'veggenti' locali.

lunedì, gennaio 09, 2006

La felicità esiste, ne ho sentito parlare.

Finalmente qualcuno è riuscito a quantificare quanto devi possedere se vuoi essere felice.
Felice nel senso che i tuoi pensieri non sono puntati sull'ordine in cui verranno pagate le tre bollette arrivate la settimana scorsa. Felice nel senso che non ti preoccupi di sapere quanto è vicino il prossimo giorno in cui staccherai l'assegno per l'affitto, perchè la casa te la sei comprata e pagata. Felice perchè non sei più costretto ad aspettare i saldi per acquistare quel cappottino ammiccante da 20 giorni in esposizione in una boutique del centro. Felice perchè una schiera di economisti lo ha già deciso per te, concludendo che nei paesi dove il reddito è più basso la gente è meno contenta, mentre lo è di più nelle zone più ricche.
E la cifra uscita dallo studio ammonta a circa 3 milioni di euro con una reddita mensile di 5 mila euro e il capitale mantenuto grazie ad investimenti così distribuiti: 25 per cento in azioni, 45 in obbligazioni, 20 in liquidità e il restante 10 per cento in prodotti più sofisticati come gli hedge fund. Con 3 milioni di euro e la capacità di mantenerli in forma si può essere felici a patto di non essere un giapponese che pur avendo uno stipendio 10 volte più alto di 50 anni fa si dichiara mediamente infelice o quanto meno, non più felice dell'immediato dopo guerra.
Ma dopo una rivelazione di inizio millennio così grande capisco perchè la gente fa gesti folli, perchè uccide i suoi familiari massacrandosi poco dopo, perchè si getta dai balconi, perchè si umilia per tentare di rubare un pacco di farina al supermercato. Sono quei 3 milioni di euro che li separa dalla felicità.
Se qualcuno dei miei lettori arriverà a tanto nella sua vita scoprirà che nessuno dei centesimi che fanno arrivare il suo conto a 3 milioni, ha contribuito alla sua felicità di quanto non avrebbe fatto comunque senza. E scoprirà di aver dedicato così tanto tempo a incastonare euro nei caveau, da aver perso coscienza di come si stesse sgretolando la sua famiglia con tutti i valori che l'accompagnano, accorgendosi troppo tardi, forse quando l'alito della vita se ne sta andando, che la verità è una.
"In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l'inutile è difficile. I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l'acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca." - Epicuro

domenica, gennaio 08, 2006

Proteggici dal male.

Nel mese di dicembre per la prima volta la Cina ha superato gli Usa nella fornitura di prodotti dell'Information Technology cioè personal computer, telefonini e videocamere digitali, superandola di 30 milardi di dollari [150 miliardi di dollari contro i 180 miliardi delle esportazioni cinesi negli stessi prodotti]. Inoltre è proprio nel 2005 che Microsoft è riuscita ad ottenere una licenza per servizi di telecomunicazione a valore aggiunto in Cina, direttamente gestita da Shanghai Msn Network Communications Technology, una joint venture controllata al 50% da Microsoft e al 50% dalla Shangai Alliance Investment, società d'investimento del comune di Shangai. Ed è alla fine dello scorso anno che la Cina apre i suoi blindati confini alla serie più americana dei mesi recenti: “Desperate Housewives”. I cinesi potranno vedersi le casalinghe più esplicite del mondo sui loro teleschermi, senza che gli episodi si fermino sulle reti private di Hbo, il canale satellitare a pagamento disponibile solo per pochi privilegiati.
Ma per chi crede che tutto questo sia l'inizio della 'nuova era cinese' si sta sbagliando. I cinesi devono rimanere sulla 'retta via'., devono essere 'protetti dal male'.
Per questo le casalinghe non saranno disperate, ma impazzite e i loro dialoghi e le loro scene saranno opportunamente ripuliti da qualunque riferimento al sesso e alla violenza.
Per questo quando su Msn si tentano approcci riservati a certe paroline magiche come "movimento democratico" o "indipendenza di Taiwan" il servizio risponde educatamente "Questo articolo contiene un linguaggio proibito" seguito da un democratico "Si prega di cancellare la parola dall'articolo".
Ed è ancora per rimanere sulla retta via che nessun organo di stampa cinese ha parlato della strage di Dongzhou nel Guangdong dei primi giorni di dicembre 2005, dove 20 persone sono state uccise durante una manifestazione [di contestazione per le basse indennità offerte ai contadini per l'espoprio delle terre su cui sarà costruito un impianto di energia eolica] e il capo della polizia successivamente arrestato per aver ordinato di fare fuoco sulla folla. Nessun funzionario si è scusato e nessun motore di ricerca cinese restituisce la verità sui fatti. E per sapere come vanno le cose nel loro paese devono leggersi la stampa estera.

Sarebbe come se in Italia nessuno ci facesse sapere degli spot prodotti dalla Sverige Television (Svt) sulla 'libertà' della tv svedese, dove siamo testimonial insieme alla Russia di Putin in quanto a pluralismo dei media. Impossibile. Lo avremmo saputo immediatamente.
Ma si sa che anche se dovesse succedere una cosa simile, saremo protetti dal male. Per restare sulla 'retta via'.

Svt Free Television

sabato, gennaio 07, 2006

Cosa mi sta sfuggendo?!?

Come sapete ieri è uscito il sesto volume della saga di Harry Potter, 'Harry Potter e il Principe Mezzosangue': tiratura record per la Salani di 750mila copie; code improponibili per prendere le prime copie; aperture straordinarie a mezzanotte; organizzazione di eventi speciali tra cui quiz a premi, staffette di lettura, proiezione di Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban per ripassare le avventure precedenti, lezioni di magia, trucchi bizzarri, giochi di memoria e di interpretazione su Harry Potter, poster esclusivi in omaggio; in Inghilterra' ha gia' venduto oltre 11 milioni di copie per cui si tratta di un successo praticamente annunciato.
Infatti alcune librerie hanno finito le copie in mezza giornata e non parliamo di 10 copie ma di numeri a 2 zeri. Altre hanno venduto le ultime copie come se fossero feticci. Molti giornali hanno fatto in tempo a registrare le prime impressioni dei librai che hanno aperto a mezzanotte e inserirle nelle edizioni del 6 gennaio. Non si può che essere contenti di un tale numero di vendite sopratutto tenendo conto che in Italia la vita dei librai non è delle più semplici. In Italia i rapporti sulla lettura parlano chiaro: non siamo assidui lettori e le vendite di libri sono trainate in modo massiccio dal comparto 'scolastico' che occupa una percentuale interessante dell'intero movimento nazionale.
Completato a larghe pennellate un quadretto interessante per chi vende libri, almeno per un giorno, stamattina, in compagnia di un cappuccino, sfoglio un giornale locale dove in prima pagina tra i furbetti, i compagni di merende e i soliti ritrovamenti di cadaveri uccisi senza scopo alcuno, campeggia un titolo piuttosto inquietante: i librai vibrano lamenti a gran voce perchè hanno dovuto lavorare il 6 gennaio per non perdere le vendite del maghetto. Si lamentano perchè il 6 gennaio è rosso e nei giorni rossi non si lavora. Ora io credo che mi stia sfuggendo qualcosa dal momento che il mormorio generale a cui sono abituato da ormai qualche anno fa rieccheggiare i concetti di recessione, poco lavoro, stipendi assurdi e tasse infinite. Credo che l'economia è per una parte nelle nostre tasche e per l'altra parte nella nostra testa, cioè nella percezione di come stiamo usando i soldi, di come li stiamo guadagnando, ma soprattuto di quanto stiamo investendo in termini personali nella crescita a tutto tondo necessaria per riprendersi. Ma a quanto pare di capire l'unica cosa che percepiamo è il lento e soffocante movimento a cui ormai siamo abituati. Le sferzate d'aria fresca non sono più il nostro forte e peccato che l'epifania ogni festa porta via, altrimenti a qualcuno sarebbe ancora piaciuto scaldare la poltrona qualche altro giorno.